Il lato oscuro della normalità: c’è del marcio nel Midsomer, Ispettore Barnaby

Non crederà che si tratti di omicidio, vero Ispettore? No. Sto solo ammazzando il tempo fino all’ora del the (spot de “L’Ispettore Barnaby Fox Crime)

 

Amici e parenti del Capofficina, preparate il borsone che è ora di fare una delle nostre gite con delitto!

Potete metterci dentro quello che vi pare: spazzolino, dentifricio e pigiama, oppure passamontagna e piede di porco, oppure potete portarvi dietro le vostre droghe preferite, non mi formalizzo mica io.
Da un po’ di tempo progetto questa vacanza rilassante in una ridente (e ovviamente immaginaria) contea inglese: quella di Midsomer. Vi avviso, se non lo sapete, che qui il tasso di omicidi è pari a quello di Detroit, Monaco e Dorf Ilm; quindi poi non ditemi che non vi avevo avvisato.
Non preoccupatevi però, perché qui c’è un ispettore di quelli tutti d’un pezzo, vecchio stampo: poche chiacchiere e ancor meno scienze forensi. Il suo nome è Tom Barnaby.

L’ispettore Barnaby è un uomo normale. Non ha strani vizi, non indossa occhiali da sole a specchio (anche perché in Inghilterra sarebbero fuori luogo, diciamolo) o abiti firmati, usa un’auto semplice e vive in una casa normale con la ancor più normale moglie, Joyce. E’ una casalinga con tanti interessi, sembra tanto una di quelle che a Bologna chiamano arzdoure, ovvero signore della magione. Hanno una figlia che sogna di diventare attrice, Cully, che è tanto carina, una bellezza da compagna di banco della scuola domenicale, ma non ha zigomi o seni rifatti perché il suo sogno è il teatro.
Tom Barnaby è uno come il nostro vicino di casa. Sempre che voi non abitiate nella cittadina di Gibsonton in Florida, chiaro.

 

Family

La Famiglia Normale che vive nel posto tranquillo. Almeno fino a quando non squilla il telefono…

 

Quanta normalità. E’ rassicurante. Vive in una (immaginaria) contea talmente tanto inglese che ci si potrebbe girare lo spot per la salvaguardia della famiglia reale, sai che in quei posti potrai sentire unc”Tally Ho!” e vedere una volpe sfrecciare lontana dai suoi inseguitori, in lontananza sentirai una Defender infangata che scorrazza in lungo e in largo e che alle 17 un the non te lo negherà nessuno. Tutti quanti hanno in auto o davanti la porta di casa gli stivaloni verdi di gomma per camminare agevolmente su strade che non sono d’asfalto e che con la pioggia diventano fangose. E soprattutto tutti hanno un giardino ben curato con le rose e un tavolino da caffè.

Tutto è così maledettamente perfetto.
Se però andiamo a fondo ci rendiamo conto che tutto il mondo è paese, gente.
C’è del marcio, in Inghilterra. E l’Ispettore Barnaby lo sa, non si fa illusioni su questo.

 

Tutta questa così rassicurante società nasconde dentro la sua reale natura: perversioni, delitti, ipocrisie, malumori, tradimenti, malinconie, dolori inespressi, omicidi seriali, sesso estremo,  lussuria a profusione, ricatti, eredità da prendere a forza, giovani ragazzine fintamente candide, teste mozzate, fantasmi, cadaveri in bauli, soffitte e giardini, maghi, bugiardi e ciarlatani d’ogni risma.
Ve l’ho detto: c’è tutta la gamma delle bassezze umane, nascoste dietro la facciata sicura e tranquilla della placida campagna inglese.
L’Ispettore Barnaby nasce dalla penna della scrittrice/sceneggiatrice/agente teatrale/produttrice radiofonica/tuttofare/suffragetta/e chipiùnehapiùnemetta Caroline Graham, nativa del Worwickshire e quindi espertissima di vita di campagna. Forse anche lei teneva gli stivali di gomma fuori dalla porta del suo lindo e ordinato cottage. Magari conosceva un ispettore identico a Tom Barnaby.

 

Sapete perché adoro L’Ispettore Barnaby? Perché sin dal primo episodio tutto viene messo in chiaro, senza tanti giri di parole: tu verrai nella normalissima campagna inglese e troverai persone normali. Ti sentirai al sicuro.
Quando sarai certo di non trovare super poliziotte stra gnocche che ce l’hanno solo loro, super poliziotti testosteronici in Lamborghini, laboratori che nemmeno il Dottor Quatermass si sogna, in quel momento, mentre ti rilassi con una tazza di the ti prenderai una botta in testa.
Sin dal primo episodio ti accorgi che la campagna inglese è più torbida di una torbiera irlandese e più marcia della Danimarca. Insomma, ti senti a casa.
“Il prezzo del silenzio”, il pilot tratto dal primo romanzo della Graham, “The killing at Badger’s Drift” è un tale casino freudiano che se non guardi ogni dettaglio con attenzione non ti senti abbastanza perverso a tua volta.

Ci sono donne morte a profusione, donne che spiano altre donne, torrette di guardia, becchini mammoni con evidenti casini relativi la sessualità, fratelli incestuosi, fratelli serial killer, fratelli debosciati. E l’immancabile orchidea nascosta nel bosco. Diamine. Fa così tanto Inghilterra tutto questo. In fondo hanno inventato la regina Vittoria e il the alle diciassette.
Io amo gli inglesi perché hanno Paul Di Anno, Paul Gascogne, Georgie Best, i Beatles, gli Iron Maiden e il fish and chips. Sono seria. Adoro l’idea di una campagna inglese che è moscia solo in apparenza.

 

Denny and Mummy

Amore materno? Un gran casino freudiano!

 

Adoro guardare e riguardare i vecchi episodi perché mi fanno sentire tranquilla. Vedete, io non mi sento in pace se guardo un telefilm e non ci trovo almeno un topo morto. Deve morire qualcuno e qualcun’altro deve indagare. Se poi mi date delle mogli fedifraghe, mariti ignari, toy boy, vecchi vinili in soffitta, veleni e vecchi pizzi della nonna beh, capite che le cose si fanno interessanti.

L’Ispettore Barnaby non è un super uomo. E’ un uomo con vizi, virtù, idiosincrasie e desideri normali.

Non usa gli ultimi ritrovati della tecnica: lavora col cervello, nel solco tutto inglese del caro vecchio Sherlock. Si sbaglia e lo ammette. Ascolta chi ha di fronte senza pregiudizi. Consente all’inconscio di aiutarlo, come se potesse sentire le voci, come se il soprannaturale la facesse da padrone. Alla fine però non vi è mai nulla di sovrannaturale: le cose si spiegano in altro modo. E vi assicuro che non è deludente, anzi. Dimostra che la vita vera è molto più interessante delle cialtronerie succhiasoldi di certi santoni.
L’Ispettore Barnaby crede a quello che può dimostrare o vedere, e questo implica uno sforzo intellettuale grandissimo, perché a volte ci si deve mettere in discussione come persone; non ha mai una verità formale o precompilata: è uno scettico aperto di mente, quel tanto che basta a non consentire al cervello di cascare per terra in una pozza di linfa verdognola.
E’ scettico al limite dell’irritante a volte, soprattutto quando ha a che fare con creduloni d’ogni sorta, ma non è saccente. Non s’innalza sul piedistallo: l’Ispettore Barnaby è umile quel tanto che basta a  dimostrare quando ha ragione. Se c’ha torto, c’ha torto marcio, punto. Hai come la sensazione che qualche file x cerchi di atterrare al di fuori della foresta di Rendlesham. Senza esito, ovviamente.

 

Cartina Midsomer

Esatto. Come per le Terre di Mezzo. Abbiamo una cartina. Secondo me si trova anche dentro il Tom Tom, ma solo in quello che ha la voce di Vincent Price…

 

Quando compie settant’anni va in pensione e si leva dalle balle. Gli subentra un parente, Jhon, suo cugino. Quindi non dite che in Inghilterra ci sono più occasioni di lavoro, che non siete credibili; a nepotismo non si scherza nemmeno nella periferia di New Scotland Yard. E se devo essere sincera, lo trovo meno appetitoso. Certo, il fidato Ben Jhones, la spalla, cioè no, il poliziotto di supporto rimane al suo posto; non gli danno uno scatto di anzianità nemmeno con la scala mobile, ma in fondo a lui va bene così.

E’ sempre godibilissimo, ma che volete, io sono una scocciatrice purista e mi diverto meno.

La gente è sempre decadente in campagna, come quella nobiltà decaduta con gli stivali di gomma sulla porta e le antiche magioni in rovina, una nobiltà saccente e maleducata, un po’ cafonal se vi pare, ma senza il vecchio Tom a fare gli onori di casa e ad acciuffare tutti quei decadenti di nobili decaduti, io non posso che lasciare lavorare in pace il povero jhon Barnaby. Che tra l’altro, se siete stati attenti, in un episodio è un giardiniere ninfomane e polipone che ci prova pure con l’ignara Joyce. Un episodio davvero succulento: figlie illegittime di padri che devono diventare vescovi cattolici, ragazzette viziose e viziate, nonne stronze al limite dell’antipatia, madri inette, veleno nella pasta al pesto. Insomma: il campionario di base rinforzato col pacchetto premium del nostro Ispettore.

 

Cambiare lavoro si può! Da giardiniere a poliziotto…

 

A Couston non potrebbe andare meglio. Quest’angolo (immaginario ed immaginifico) d’Inghilterra rimane chiuso nel suo lento scorrere temporale, dove tutto ha il sapore del passato, della campagna ricca e povera nello stesso momento: una campagna crudele che toglie e regala con moderatezza. Tom è in pensione e  Jhon Barnaby invece no. A volte mi chiedo se finalmente Joyce riesce a fare delle vacanze decenti…

Le cose potrebbero riassumersi così: un uomo normale investiga su cose torbide. In fondo, il post, potrebbe essere tutto qui. Non vi pare?

Prima o poi, ve lo giuro, lascerò ai posteri una genialata di questo calibro, ve lo devo. Se non altro perché mi seguite con pazienza e comprensione.

E soprattutto perché anche a voi, la fuori, è venuto in mente….

 

 

 

 

Categorie: Arte del Crimine, Attualità Vintage, Libraio, Personaggi, Spettacolo, Televisione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *