Piano nove da un altro spazio: elogio della bruttezza

Ho pensato moltissimo a come inaugurare degnamente lo spazio dedicato ai film.
Ho ragionato notti intere su quale meritasse di essere il primo ad essere golosamente lavorato nella nostra officina, quale fosse il film più importante, bello, famoso, fondamentale per la storia del cinema e quindi degno di essere “il Primo”. In fondo il primo è quello che segna la strada a tutti gli altri.
Esistono liste autorevoli e molto accademiche che ci avrebbero dovuto facilitare il compito, ma ormai dovreste sapere che non siamo un’officina classica: siamo anarchici, maleducati, un poco sporcaccioni e sempre sopra le righe. Adoriamo così tanto il cinema che non possiamo farne a meno e da questo punto siamo partiti; ci siamo interrogati su quali film avessero segnato la nostra esperienza di spettatori e quali avremmo voluto ricordare, insomma quale film è così importante da essere “il più bel film mai fatto”…
Ho preso il coraggio a due mani e dopo una lunga consultazione tra gli operai e i sindacati hanno vinto gli operai: il nostro cavallo di battaglia sarà peggior film che sia mai stato fatto.

Avete capito bene: qui non parliamo di Psicho,  Via col vento Il silenzio degli innocenti, no, no. Si parla proprio del più brutto (anche se rimanendo con noi saprete che non c’è fine al peggio) film su cui occhio umano si sia mai posato. Un film tanto trash da essere bellissimo, al limite della più brutta poesia che abbiate mai letto.

Plan 9 from outer space, questo è il titolo dell’opera, è considerato da più parti davvero la peggior cosa mai filmata, e a ragione. Il regista, Ed Wood, era famoso per la sua cialtroneria, per i budget inesistenti, le riprese velocissime e le trame raffazzonate. Finirà a girare film porno e morirà di infarto troppo giovane.
Questo è il suo film più famoso, anche grazie al bellissimo lavoro di Tim Burton liberamente tratto dalla biografia del regista (ma di questo parleremo poi una volta terminato questo pazzo carnevale) e che dopo la sua morte, avvenuta nel 1978 assunse una vita propria, esattamente come accade a tutte quelle cose che la gente ama senza un vero motivo e che ti piacciono così tanto da non saper dire perché. Come i film di mezzanotte, quelli che non usciranno mai da alcune sale cinematografiche o dai palinsesti televisivi.

La trama potrebbe anche non essere raccontata, ma per dovere di cronaca vi informo che esiste: un gruppo di alieni provenienti da un’altra galassia giungono sulla terra e cerano di contattare il nostro capo per farsi riconoscere in quanto realmente esistenti (????), siccome nessuno sulla terra vuol riconoscere il loro status i cattivoni si vedono costretti a mettere in atto il “piano 9”: ovvero il risveglio di tutti i morti. Loro, essendo privi di volontà crederanno all’esistenza di vita extraterrestre e convinceranno tutti gli altri recidivi. Il rocambolesco piano viene fermato da una giovane coppia di sposini che riporta la calma sulla terra e i morti al cimitero.

La cosa fantastica di questo film non è la trama. E’ la sua assenza in termini generali che te lo fa amare come pochi altri: l’assenza di ogni logica, rigore, storia, recitazione che diventa la cifra stilistica di tutta una carriera, la passione bruciante di un regista che avanza a testa alta senza fermarsi di fronte a nulla, l’assenza di ogni crisma cinematografico che trasforma un’Assenza in Presenza Totale. Non è un film, ma un caos disorganizzato, un allegro carnevale delle intenzioni perdute, la festa grandiosa di un liceale fatto come un copertone che dirige i suoi debosciati compagni di gioco. Tu spettatore sai benissimo che vedrai notti e giorni messi a caso senza logica, i fili da pesca che sorreggono i coperchi/dischi volanti su fondali di raso, attori che scimmiottano il teatro kabuki e il cinema muto, improbabili alieni con buffe pistole giocattolo e radio sbalestrate, poliziotti maldestri, zombi ridicoli e tanto altro ancora che non voglio raccontarvi per non negarvi il brivido della visione.

 

plan9

Tom Keene e Vampira in una prova attoriale di rara intensità emotiva

 

Forse la cosa davvero tragica di questo film è che fu l’ultimo in cui apparve Bela Lugosi.
Definirla apparizione è davvero calzante, perché le scene in cui lui appare vennero realizzate per altri motivi e poi montate in seguito. Venne usata una controfigura con addosso il mantello da vampiro per completare il lavoro e vi posso assicurare che qualsiasi appassionato di Dracula potrà giurarvi che si vede benissimo che non è lui. (era l’osteopata della moglie del regista…)
Lugosi è uno dei massimi esponenti del cinema horror, forse il più grande di tutti i tempi assieme a Boris Karloff, Christopher Lee e Lon Chaney. Nel 1931 diede vita a uno dei conti Dracula più belli di sempre grazie alla sua innata eleganza, al suo fascino magnetico e il suo calzante accento mitteleuropeo che lo fecero balzare nell’Olimpo nero del cinema terrificante. Purtroppo però la morfina, le bollette da pagare e il tempo che passa colpirono anche lui e finì per girare film come questo; Ed Wood e Lugosi però divennero amici sul serio, mettendo in piedi il sodalizio più improbabile della storia del cinema e regalandoci comunque momenti di pura ilarità cine/anarchica.

 

bella

Lugosi e il suo famoso mantello

 

In fondo potremmo pensare a questo film come alla sirena di Barnum; ovvero come a una grossa truffa ai danni degli spettatori, che una volta scoperta si autoalimenta perché l’inganno è più affascinante della realtà.
Il cinema è questo: mostrare cose che non esistono a persone che lo sanno ma che fingono non sia vero. E il film che più di ogni altro fa tutto questo è proprio Plan 9 from outer space.

In tutto questo però non c’è malignità, semplicemente la voglia di divertirsi un po’ con lo spettatore. Ed Wood amava il suo lavoro, e si vede. Era sicuramente conscio dei limiti impostigli dall’industria, ma comunque mette tutto se stesso in quello che fa, senza risparmio, e crediamo davvero si percepisca guardando i suoi film. Si sente una passione che spesso in lavori mainstream ad alto budget manca del tutto. Girava film per denaro, ma anche perché era l’unico modo che conosceva per interpretare la vita, per dare un senso alla sua cosmogonia interiore e per esorcizzare i demoni che inevitabilmente lo perseguitavano. Era un feticista che amava i golfini rosa d’angora e indossava biancheria femminile sotto i vestiti: diciamo che qualche problemuccio lo incalzava. Senza volerlo in Plan 9 dice una cosa: i morti corrono veloci. Diamine, più che veloci sono davvero cretini, ma questo ha poca importanza! Vedete? Senza volerlo, ecco come. Le grandi opere d’arte (non sto scherzando…) fanno questo: raccontano cose attraverso più piani di lettura. Forse il piano nove del film è l’unico piano rimasto e non è esattamente un’opera d’arte, ma esiste e noi lo vediamo.
Piero Manzoni metterà in scatola la sua “Merda d’artista”. Wharol dipingerà la zuppa al pomodoro.
Plan 9 from outer space diventa forma d’arte nel momento esatto in cui  Stephen Hicks scrive questo sull’orinatoio di Duchamp

  L’artista non è un grande creatore… Duchamp andò in un negozio di idraulica. L’opera non è un oggetto speciale… venne fabbricato in serie. L’esperienza artistica non è esaltante e nobilitante… nel migliore dei casi è confusionaria e lascia spesso disgustati. Ma all’infuori di ciò, Duchamp non ha semplicemente scelto un ready-made qualsiasi da mostrare. Utilizzando l’orinatoio, il messaggio dell’artista è evidente: l’Arte è qualcosa su cui puoi pisciare. 

Esatto. Anche Wood fa una cosa simile con questo film: ci dice che anche noi possiamo pisciare su Intolerance, Nosferatu il Vampiro Ladri di biciclette ma nonostante questo rimanere dei cinefili. Ci viene detto che non è poi così male far festa selvaggia ogni tanto, l’importante è non perdere di vista la cosa più importante di tutte, ovvero che il cinema esiste perché siamo noi a farlo funzionare.

Plan 9 from outer space è davvero brutto. Ma di quella bruttezza di cui non puoi fare a meno, perché ti ricorda quando da bambino costruivi i fortini sugli alberi con le cassette della frutta per giocare fino a sera o mettevi i giocattoli nei fustini vuoti del Dash; è così brutto che non riuscirai a smettere di guardarlo a bocca aperta. Lo riguarderai nel tempo, perché l’affetto verso di lui ti farà dimenticare i suoi difetti e di nuovo rimarrai meravigliato di fronte a tanta meravigliosa bruttezza.

Il miglior modo per farvi capire perché non potrete farne a meno è citarvi il dialogo di una scena di un episodio di X Files, dove Scully chiede a Mulder :quante volte ha visto Piano nove da un altro spazio? e lui risponde: 43 volte. 

Ti prego Mulder, dimmi che non è vero….

 

 

 

Categorie: Cinema, Cinematografo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.